News 2013

 

L’ICE RELATIVA AD UN PIANO EUROPEO STRAORDINARIO PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE E L’OCCUPAZIONE SCALDA I MOTORI

Decisi a Roma l’11 novembre i rimanenti dettagli sul lancio della Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) per un "piano europeo straordinario per lo sviluppo sostenibile e per l'occupazione" appoggiata anche dal Movimento Europeo – Italia.

La decisione è stata presa in una riunione svoltasi presso la sede del CIFE e presieduta da Emilio Gabaglio, ex Segretario della Confederazione Europea dei Sindacati e che ha visto riuniti i rappresentanti del Comitato italiano per l'ICE composto, per il momento, da: ACLI-FAI, AICCRE, AEDE, ARCI, CESI, CGIL, CIFE, CIME,CISL,European Alternatives, FLARE-Libera, LegAmbiente,Movimento Federalista Europeo, UIL.

Il rappresentante in Italia (e forse anche quello europeo) del Comitato di cittadini dovrebbe essere il Prof. Paolo Ponzano.

La proposta di ICE prevede, in particolare, di reperire risorse finanziarie attraverso una Tassa sulle transazioni finanziarie e una Carbon tax a livello europeo. Tali risorse, alimenteranno poi un fondo europeo per l'occupazione e dovranno essere utilizzate dalla Commissione europea, sotto il controllo del Parlamento europeo, per investimenti nelle nuove tecnologie, in ricerca e ambiente, utilizzando anche lo strumento aggiuntivo dei project-bond europei.

Si prevedono così risorse da investire di circa 400 miliardi in tre anni.

La raccolta di firme da parte dei sette comitati nazionali già costituiti inizierà in tutta Europa probabilmente a partire da gennaio 2014, dopo la verifica e registrazione ufficiale dell’ICE da parte della Commissione europea.

Per avere maggiori dettagli sull’iniziativa si veda tra la documentazione presente alla pagina internet del sito MFE

L’ICE “UNO DI NOI” VERSO UN ESITO POSITIVO

Dopo aver raggiunto nominalmente la scorsa settimana il milione di firme raccolte, L’ICE “Uno di noi” ha incrementato notevolmente i sostegni durante il fine settimana dove numerose iniziative, in vari paesi europei promossi dalle associazioni e movimenti che appoggiano l’iniziativa, hanno saputo registrare un rinnovato effetto di mobilitazione, per quello che è stato chiamato il "Click -day" di domenica 22 settembre 2013.

 

Il superare con un buon margine le firme minime necessarie secondo il regolamento sull’ICE, infatti, si prevede essere una condizione opportuna per non avere poi problemi nella fase di verifica della validità delle stesse. L’ottimo risultato raggiunto da quest’ICE è testimoniato anche dal fatto che sarebbero ben 13 gli Stati membri dell’UE in cui è stata superata la soglia minima richiesta. Spicca comunque la raccolta di firme per questa ICE effettuata in Italia, infatti, al momento, risulta di gran lunga il Paese che sta contribuendo maggiormente al successo (già più di 380.000 sostegni individuali).

 

L’iniziativa, lanciata nel maggio 2012, con la partecipazione del Movimento per la vita italiano, per bloccare le attività che implicano la distruzione di embrioni umani avrà, comunque, ancora tempo di raccogliere ufficialmente firme fino al 1 novembre di quest’anno.

Obiettivo dell'iniziativa è garantire la “protezione giuridica della dignità, del diritto alla vita e dell’integrità di ogni essere umano fin dal concepimento nelle aree di competenza UE nelle quali tale protezione risulti rilevante”. l’ICE “Uno di noi sostiene che l’Unione debba “introdurre un divieto e porre fine al finanziamento di attività presupponenti la distruzione di embrioni umani in particolare in tema di ricerca, aiuto allo sviluppo e sanità pubblica”.

Per avere maggiori informazioni e aggiungersi ai sostenitori di quest’ICE, si consulti il sito web:

http://www.mpv.org/uno_di_noi/

L’ICE PER UNA EDUCAZIONE EUROPEA DI QUALITÀ, INVOCA UNO SFORZO MAGGIORE

Dopo aver promosso numerosi eventi pubblici, anche in Italia, in modo particolare durante il mese di maggio, il comitato promotore MEET per l’ICE sull’Educazione europea di qualità per tutti, inizia a fare i conti e registra come il tema sollevato da questa iniziativa sia molto sentito, proprio nel nostro Paese.

Tuttavia, aumentare la consapevolezza sul ruolo educativo e il valore aggiunto di una educazione europea, dichiara MEET, non è solo un grande esercizio di democrazia, ma un modo di trasmettere le sue idee nel processo di formazione delle decisioni politiche, una causa che vedrà MEET impegnato anche al di là dell’esito diretto dell’Iniziativa dei Cittadini Europei.

Quindi, anche se il risultato delle firme valide per l’ICE, a tre mesi dalla scadenza, appare ancora molto difficile da raggiungere, si fa notare, in un recente comunicato, anche come è stato molto eccitante ed interessante, nell’ambito di MEET, il processo di costruzione del network, l’interazione con nuovi collaboratori e la costruzione di una campagna con coordinatori in tutta Europa. Viene evidenziato che si tratta di persone piene di entusiasmo, convinte nel futuro dell’Europa e soprattutto con il desiderio di cambiare la dinamica educativa in Europa. Tutti desiderosi di investire tempo ed energie su base volontaria. Un processo lungo, molto stimolante e che si ritiene continuerà per molto dopo la deadline ufficiale del 1 Novembre 2013.
Comunque, a tre mesi dal possibile traguardo viene rilanciato l’impegno per affinare il messaggio, accelerare la campagna, il social network e raggiungere sempre più cittadini. Per fargli capire meglio il messaggio e spingerli quindi a firmare on line  
Un evento generale di rilancio della visibilità per l’iniziativa è già programmato da MEET a Bruxelles, sabato 21 settembre 2013.

LA PRIMA VOLTA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA UE IN TEMA DI ICE

Per la prima volta nella storia giudiziaria europea, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si pronuncerà sulla questione dell’ammissibilità di un’ICE. Gli organizzatori dell’ICE “Un Milione di Firme per un’Europa della Solidarietà” sono i primi nella storia, infatti, a contestare la validità del rifiuto da parte della Commissione Europea di registrare un’ICE.

LA COMMISSIONE SI PREPARA PER EMENDARE ALCUNE REGOLE SULL’ICE

Da Bruxelles arrivano notizie abbastanza positive per i sostenitori dello strumento di Iniziativa dei Cittadini Europei – ICE. Infatti, anche se le revisioni assolutamente indispensabili del regolamento dell’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) sono in programma ufficialmente solo per l’anno 2015, gli Stati membri e la Commissione progettano di modificare alcune regole pertinenti le ICE già a partire dal mese di ottobre 2013.


Su richiesta degli Stati membri, la Commissione ha, difatti, pubblicato una proposta di Regolamento emendativo che introduce diverse modifiche agli allegati II e III del regolamento che riguarda l’ICE. I due cambiamenti più importanti sono: la rimozione degli onerosi dati richiesti a Lussemburgo (i numeri dei documenti d’identificazione personali) e l’accettazione delle firme dei cittadini olandesi che sono residenti all’estero.


Inoltre, il processo di raccolta di informazioni sugli organizzatori delle ICE stessi verrà semplificato secondo l’allegato II. Infatti, i sette membri del comitato dei cittadini organizzatori dovranno includere determinati documenti sin dall’inizio del processo di registrazione, come ad esempio i nomi per intero, gli indirizzi postali, le nazionalità, le date di nascita, e i loro numeri di telefono, riducendo così la possibilità che le richieste per la registrazione siano respinte perché i comitati dei cittadini organizzatori non sono stati formati in conformità con i requisiti espressi nel regolamento stesso.


Anche la modifica dell’allegato III comporterà un importante passo nella storia dell’ICE poiché andrà a occuparsi proprio degli aspetti più sensibili del processo di richiesta dati e delle raccolte firme. Com’è stato affermato nel memorandum esplicativo, diversi paesi, oltre il Lussemburgo, si sono già mossi su questa traiettoria, alleggerendo il processo di registrazione delle ICE: i Paesi Bassi hanno infatti richiesto l’aggiunta della possibilità per i nazionali olandesi residenti all’estero di usare la dichiarazione olandese del modulo di sostegno; la Spagna ha domandato invece che la richiesta di un indirizzo permanente fosse rimosso e che la data di nascita dei firmatari divenisse invece un campo obbligatorio; la Francia ha chiesto che la lista di documenti d’identificazione personali utilizzabili durante la registrazione venga limitata al passaporto e alla carta d’identità nazionale e che, come nelle richieste partite da Madrid, che la data di nascita venisse segnata come obbligatoria; l’Irlanda ha richiesto invece la rimozione del luogo di nascita; ed infine la Slovenia che la carta d’identità ed il passaporto fossero sostituiti da un numero di identificazione personale.


Nonostante ciò, in linea generale, queste modifiche vengono da varie organizzazioni ed enti ritenute ancora insufficienti per garantire un’effettiva implementazione nella pratica dello strumento ICE. Gli emendamenti che sono stati annunciati hanno infatti alimentato opinioni contrastanti.
Come sostenuto dalla Commissione a dalla Associazione “The ECI Campaign” – una ONG che lavora per assicurare una corretta implementazione dello strumento ICE- queste proposte di modifiche vanno interpretate, per il momento, come un’iniziale miglioramento valido verso tutte le parti coinvolte (cioè i firmatari, gli organizzatori delle iniziative e le autorità degli stati membri che sono incaricate a verificare le dichiarazioni di sostegno).


Questi emendamenti arrivano però con un certo ritardo e sono ancora troppo deboli se non contraddittori perché facciano in modo che lo strumento ICE possa funzionare con maggiore incisività. Inoltre, non tutti i cambiamenti apportati probabilmente miglioreranno lo strumento. Infatti, la Francia, per esempio, scegliendo di richiedere molti più dati personali – come ad esempio il luogo di nascita oltre al numero di un documento d’identità personale-, chiaramente renderà più complessa la raccolta ICE. Inoltre, visto che l’atto delegato non sarà vincolante prima degli inizi di ottobre 2013, dopo che il Parlamento Europeo ed il Consiglio avranno raggiunto un’intesa, gli allegati modificati potranno valere unicamente per le nuove ICE, che saranno registrare in futuro.


Sia il successo, sia l’eventuale insuccesso di questi emendamenti può esser fatto risalire al fatto che nel 2011, al tempo della definizione del regolamento attuativo generale, i 27 Stati membri decisero di accettare la linea dei diversi requisiti di identificazione e validità per ogni Paese. Questo ha portato ad una situazione in cui in alcuni Paesi sembra che i requisiti formali per usufruire dell’ICE tendono piuttosto a volerli rafforzare (in Francia e in Spagna), mentre in altri Stati membri queste barriere tendono piuttosto a essere diminuite, tendendo maggiormente alla semplificazione (ad esempio nei Paesi Bassi, in Finlandia e in Germania).


Sicuramente è incoraggiante vedere l’abolizione del requisito di fornire il numero del documento d’identità personale in paesi come il Lussemburgo, 18 Stati membri preferiscono invece ancora continuare a chiedere queste generalità. Anche le modifiche apportate nei Paesi Bassi sono importanti perché assicurano che i cittadini olandesi abbiano l’opportunità di sostenere un’ICE ovunque essi risiedano; contemporaneamente però, milioni di cittadini europei sono privati di questo diritto, come ad esempio ai cittadini irlandesi residenti fuori dall’UE o ai cittadini europei residenti in Austria. Rimane capire se altre norme nazionali cambieranno nei prossimi tempi in modo non coordinato o se vi sarà piuttosto la volontà di cercare anche soluzioni comuni di tipo diverso, con l’obiettivo di dare a tutti i cittadini dell’UE la stessa opportunità e le stesse condizioni per usufruire del loro diritto di sostenere e iniziare un’ICE.


Fonte: www.citiziens-initiative.eu

Primo Volume in Italiano Dedicato all'ICE

PRIMO VOLUME IN ITALIANO DEDICATO ALL’ICE

Il Trattato di Lisbona ha rappresentato un turning point della storia della politica partecipativa dell’Unione Europea. Infatti, ha gettato anche le basi per coinvolgere meglio politicamente i cittadini europei, dando loro la possibilità di influenzare direttamente l’agenda politica delle istituzioni dell’UE grazie ad una serie di strumenti rientranti nell’ambito della democrazia partecipativa.
Giampiero Bordino, membro del “Centro Einstein di studi internazionali (CESI) di Torino, affronta questa tematica nel volume, da lui curato, “Un nuovo Diritto per la Democrazia e lo Sviluppo in Europa”.

BARI E LA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA EUROPEA L’UNIVERSITA’ OSPITA IL SECONDO WORKSHOP

Il secondo workshop sul territorio del progetto “Cittadini europei si diventa” si è svolto a Bari il 22 maggio presso la sede della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Bari, aula “Aldo Moro”. Anche questa volta si è potuto registrare un notevole afflusso di pubblico, quasi 200, in gran parte giovani studenti, hanno dimostrato grande interesse all’informazione sugli ultimi sviluppi della democrazia partecipativa a livello di Unione europea.


Dopo i saluti e le raccomandazioni iniziali da parte del Presidente del Consiglio regionale della Puglia, Onofrio Introna e del Presidente del CIME e portavoce dell’Alleanza italiana per l’Anno europeo dei cittadini 201, Pier Virgilio Dastoli, sono intervenuti la Prof.ssa Claudia Morviducci (Università di Roma Tre) e il Dott. Stefano Milia ( CIME). 


Essi si sono rispettivamente focalizzati sul precisare quale è la portata e il valore dei processi e strumenti di democrazia partecipativa, il percorso che ha portato l’Unione europea a includerli gradualmente nel proprio concetto di governance fino alla codificazione nell’art.11 del Trattato di Lisbona e di come i cittadini dovrebbero maggiormente attivarsi per utilizzare a pieno le opportunità offerte.  In particolare, è stato poi approfondito il funzionamento dell’iniziativa europea dei cittadini (ICE) ed esaminate le prime ICE aperte alla firma attualmente. 


Per il partenariato di gestione sull’informazione europea è intervenuto poi il Dott. Stefano Mignogna, del Dipartimento Politiche europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha evidenziato i contenuti ed il significato dell’”Anno europeo dei cittadini 2013” e di come le tre istituzioni stanno gestendo la comunicazione legata a tale celebrazione. 


Le conclusioni rispetto all’iniziativa sono state tratte dal Prof. Ennio Triggiani dell’Università degli Studi di Bari, il cui contributo, anche organizzativo, insieme al Centro Europe Direct  della Puglia è stato determinante per la buona riuscita dell’iniziativa. Si sottolinea che all’evento hanno collaborato anche l’AICCRE, l’MFE Bari e il Master in giornalismo. 


Il programma completo dell’evento

SUCCESSO A FIRENZE DEL PRIMO WORKSHOP DELLA CAMPAGNA DI COMUNICAZIONE SULL’ICE

Quasi 180 sono stati i partecipanti all’evento organizzato per un pubblico prevalentemente giovane dal CIME in collaborazione con l’AICCRE Toscana l’11 maggio mattina presso la sala delle Feste del palazzo che ospita gli uffici del Consiglio regionale della Toscana.


Il primo workshop della campagna di comunicazione “Diventare cittadini europei” sullo strumento dell’iniziativa europea dei cittadini (ICE) promosso dal partenariato di gestione dell’informazione europea (Commissione europea, Parlamento Europeo e Dipartimento per le Politiche europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri), è stato poi seguito dalle cerimonie di premiazione di due concorsi per le scuole: quello regionale promosso dall’AICCRE, dalla Regione Toscana e dall’MFE e GFE Toscano dedicato a Luciano Bolis e poi la sesta edizione di quello nazionale CIME-AICCRE “Diventare cittadini europei”.


Il dibattito sul tema dell’ICE è risultato interessante e di elevato livello e sono intervenuti il Prof. Paolo Ponzano, dell’Istituto Universitario europeo, Il Presidente della Commissione Affari costituzionali del Parlamento Europeo, on. Carlo Casini, l’europarlamentare on. Niccolò Rinaldi, Massimo Persotti - Presidenza del Consiglio dei Ministri Dip. Politiche Europee, Stefano Milia, Segretario generale CIME, Pier Virgilio Dastoli, Presidente CIME, Giuliano Fedeli Presidente AICCRE TOSCANA oltre a rappresentanti dei comitati promotori di tre diverse ICE attualmente in fase di raccolta firme (Tana De Zulueta per l’ICE sul “Pluralismo dei media”, Marco Laganà per l’ICE “Un educazione europea di qualità elevata per tutti” e Anwar Abdallat per l’ICE “Fraternitè 2020”).


Dei video e delle fotografie relative all’evento si possono trovare nella seguente pagina web:


https://sites.google.com/a/crtoscana.it/aiccre-2/home/concorso-luciano-bolis/Bolis-2013/premiazione-11-maggio-video-e-foto

ANCHE LA PRESIDENTE BOLDRINI FIRMA L’ICE SUL PLURALISMO DEI MEDIA

Recentemente la neoeletta Presidente della Camera dei Deputati italiana, Laura Boldrini si è aggiunta ai testimonial che supportano l’ICE in favore di una legislazione europea che assicuri il pluralismo dell’informazione attraverso un sistema di regole rivolte all’insieme dei media operanti nell’Unione.

Dopo il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, essa è il secondo personaggio di vertice di un assemblea parlamentare che aderisce a tale campagna e quindi per il diritto a un’informazione indipendente, libera e plurale, come condizione necessaria al pieno esercizio della cittadinanza europea.

In particolare i promotori dell’iniziativa chiedono attraverso di essa:

  1. Una legislazione efficace per evitare la concentrazione della proprietà dei media e della pubblicità;
  2. una garanzia di indipendenza degli organi di controllo rispetto al potere politico;
  3. la definizione del conflitto di interessi per evitare che i magnati dei mezzi di informazione occupino alte cariche politiche;
  4. sistemi di monitoraggio europei più chiari per verificare con regolarità lo stato di salute e l’indipendenza dei media negli Stati Membri.

L’Italia, da questo punto di vista, viene spesso richiamata come un esempio negativo, con una particolare commistione del potere economico, politico e mediatico che rischia quindi di ingenerare conflitti d’interesse senza pari al mondo.

L’Iniziativa dei Cittadini Europei per il Pluralismo e la Libertà dei Media, che raccoglie oltre cento tra associazioni e organizzazioni della società civile in tutta Europa, gode anche del sostegno di numerose testate giornalistiche, di personalità del mondo della cultura, dello spettacolo, della politica e delle università. L’ambizione è quella di mobilitare i cittadini per rivendicare l’impegno delle istituzioni europee a sostegno dei diritti civili e delle libertà fondamentali, anche quando gli Stati li trascurano, come sempre più sta avvenendo.

Per sostenere questa iniziativa basta firmare attraverso il sito internet: www.mediainitiative.it

L’ICE “ACQUA POTABILE E SERVIZI IGIENICO-SANITARI: UN DIRITTO UMANO UNIVERSALE! L’ACQUA È UN BENE COMUNE, NON UNA MERCE!” RAGGIUNGE PER PRIMA LA SOGLIA DEL MILIONE DI FIRME

Ad oggi, l’ICE “Water is a Human Right”, con più di un milione di firme raccolte, è la prima iniziativa nella storia europea a raggiungere il numero minimo di firmatari.

Jan Willem Goudriaan, organizzatore e vice-presidente del Comitato dei Cittadini “Water is a Human Right”, nel giorno del raggiungimento del “milione”, affermava: “Oggi abbiamo raggiunto un’importante pietra miliare – 1 Milione di cittadini europei concordano sul fatto che l’acqua e l’igiene sono diritti umani! L’ICE è un successo, nonostante le barriere tecniche e legali messeci dalla Commissione e dai Governi! Siamo contenti del supporto ricevuto e continueremo la campagna perché il messaggio passi ancora in maniera più netta.”

Mentre il comitato continua a raccogliere firme per raggiungere i vari quorum nazionali e per neutralizzare le possibili firme non valide, l’integrazione europea vive una fase di depressione.
Questo è un momento importante per l’evoluzione della democrazia europea. E’ chiaro come i cittadini vogliano utilizzare questo diritto d’iniziativa che è il primo elemento al mondo di democrazia partecipativa transazionale” dice il direttore della campagna ICE, Carsten Berg. “Bisogna congratularsi con gli organizzatori di “Water is a Human Right” perché hanno portato avanti con successo una campagna in condizioni straordinariamente difficili. Migliaia di firme sono andate disperse per i notevoli difetti del sistema di raccolta on-line fornito dalla Commissione Europea e dal vice-presidente Maros Sefcovic”.

Lo specialista IT, Xavier Dutoit, della ONG “Tech to the People”, a cui è stato chiesto di predisporre il sistema di raccolta firme online per l’iniziativa “Right to Water”: “Il software messo a disposizione dalla Commissione richiede notevoli aggiornamenti ed è ancora distante dal raggiungere gli obbiettivi previsti; l’attuale impostazione non può essere modificata senza lo sviluppo di un nuovo software e comunque non corrisponde alle aspettative di un utente del terzo millennio.” Anche altri organizzatori di Iniziative hanno riscontrato simili disagi. Cittadini europei che vivono al di fuori dell’UE non possono firmare e comunque alcune persone sono riluttanti a firmare on-line in paesi in cui è richiesto il numero di ID card. Per contro, mentre lo European Data Protection Supervisor ha concluso che il numero del documento d’identità non è necessario per le Iniziative dei Cittadini Europei, la maggior parte degli stati continua a chiederlo.

“Dobbiamo eliminare questo genere di problem e abbiamo bisogno di un’infrastruttura di sostegno per tutti gli organizzatori di Iniziative. Altrimenti soltanto pochissime e grandi organizzazioni saranno capaci di realizzare un’ICE di successo” afferma Carsten Berg.

Fonte: www.citizens-initiative.eu

VARI PARLAMENTARI EUROPEI CHIEDONO LA REVISIONE DEL FUNZIONAMENTO DELL’ICE

75 membri del Parlamento Europeo hanno chiesto recentemente alla Commissione e al Consiglio di migliorare lo strumento dell’ICE.

L’UE ha dichiarato il 2013 anno europeo dei cittadini. Questa è una buona occasione per ricordare che lo scopo principale di tutte le istituzioni dell’UE è servire i cittadini e che la legittimità dell’agire politico delle istituzioni deriva direttamente dai cittadini. E’ una buona occasione per chiedersi a che punto è la promessa di maggiore partecipazione democratica, contenuta nel Trattato di Lisbona, e in che modo il nuovo strumento dell’ICE abbia cambiato il ruolo dei cittadini nel rapporto con le istituzioni.

Un anno fa, è entrata in vigore l’Iniziativa dei Cittadini europei, il primo strumento transazionale di democrazia partecipativa. Da Aprile 2012, i cittadini di tutta Europa hanno il diritto di trasmettere le loro idee ai decisori politici al livello europeo. Senza dubbio, l’ICE ha le potenzialità per essere un grande passo avanti verso una più democratica UE. Potrebbe, infatti, favorire un reale dibattito transazionale, contribuire all’emergere di uno spazio pubblico europeo e rinvigorire il senso di appartenenza al progetto europeo. E’ molto importante che le istituzioni intraprendano tutti gli sforzi per assicurare il funzionamento ed il successo di questo strumento ed incoraggiare i cittadini ad usarlo.
Tuttavia, dal punto di vista pratico, una serie di inconvenienti tecnici e amministrativi hanno causato seri problemi e un sentimento di fastidio tra quei cittadini che hanno provato a sfruttare quello che dovrebbe essere uno strumento di partecipazione anti-burocratico e “citizen-friendly”. Quasi ogni Iniziativa ha riportato significative difficoltà riguardo al contesto legale e tecnico:

  • Il software open source per la raccolta delle firme online offerto dalla Commissione non è stato concepito, sviluppato e testato con l’approccio di una comunità aperta. Il risultato è stato un prodotto estremamente complicate da maneggiare, pieno di problem e molto scarso in temini di personalizzazione. Gli organizzatori delle prime ICE hanno dovuto spendere centinaia di ore di lavoro e migliaia di euro per fronteggiare questa situazione.
  • L’assistenza fornita dalla Commissione sembra essere chiaramente poco efficient. I contact point sono troppo spesso poco informati sulla material. I tempi di reazione per semplici domande o segnalazione di errori sono almeno vanno da una settimana a sei mesi.
  • A circa 11 milioni di cittadini UE è negate il diritto di firmare, nonostante questo sia parte dei diritti di cittadinanza garantiti dai trattati. Alcuni stati membri si rifiutano di eseguire il controllo sulle firme di propri cittadini residenti all’estero. Altri Stati membri hanno rifiutato di cooperare con la Commissione sulla proroga delle scadenze per la raccolta firme per quelle iniziative con problemi di start-up di cui non sono responsabili.
  • Lo strumento di raccolta firme non riconosce come validi alcuni formati di numero di document d’identità, nonostante siano documenti validi.
  • Esiste un alto grado di incertezza sul motive per cui alcune firme possano essere ritenute invalide.

La maggior parte dei cittadini europei non conosce neanche l’esistenza dell’ICE. La Commissione non ha mai promosso in maniera seria ed organica questo nuovo strumento. Non c’è abbastanza personale per fornire un’assistenza efficace e competente ai promotori delle iniziative.
Non c’è tempo da perdere. Se i cittadini dovessero realizzare che le istituzioni non hanno interesse nel rendere l’ICE un canale aperto e funzionante di comunicazione ma avallano l’esistenza di non necessarie barriere tecniche e burocratiche, gli effetti per la loro popolarità potrebbero essere devastanti. Questo vorrebbe dire una ulteriore perdita di credibilità per il fragile impianto democratico della UE. C’è bisogno di un segnale netto di impegno da parte delle istituzioni nei confronti dei cittadini.

Fonte: www.citizens-initiative.eu

IL PRESIDENTE DEL CIME PIER VIRGILIO DASTOLI INTERVIENE SUL TEMA DELL'ICE A RADIO ARTICOLO 1

Il 5 Aprile 2013, su Radio Articolo1, durante la rubrica ElleEuropa, Pier-Virgilio Dastoli, presidente del Consiglio Italiano del Movimento Europeo ha trattato alcuni temi relativi alla Iniziativa dei Cittadini Europei.

Nello specifico Dastoli ha ricordato che L'ICE nasce con il "Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa", su impulso di varie organizzazioni non-governative che ottennero che la Convenzione inserisse nel testo la creazione di uno strumento di democrazia partecipativa.

Oggi, nonostante la Costituzione non sia stata ratificata, l'ICE esiste e da ai cittadini un certo peso nella costruzione del progetto europeo. Praticamente, i cittadini possono proporre alla Commissione di agire in settori di sua competenza in cui non ha ancora legiferato. Ad oggi, sono già state presentate 14 iniziative e tutte su temi molto importanti. 
Delle 14 iniziative attualmente aperte alla firma, quella più avanti nel processo di raccolta sembra essere "Right2Water", sul diritto all'acqua. Il Movimento Europeo sta lanciando insieme a tante altre organizzazioni un allarme sulla complessità tecnica e burocratica legati alla fase di raccolta delle firme e sulla poca diffusione di informazione relativa all'esistenza e utilità di questo innovativo strumento di partecipazione diretta alle scelte politiche dell’Unione.
La poca diffusione è un problema molto serio. Infatti, solo chi conosce l'ICE sa che con questo strumento può contribuire a fissare un agenda e delle priorità per un'Europa che non sia solo quella dei mercati e delle discipline di bilancio.