VARI PARLAMENTARI EUROPEI CHIEDONO LA REVISIONE DEL FUNZIONAMENTO DELL’ICE

75 membri del Parlamento Europeo hanno chiesto recentemente alla Commissione e al Consiglio di migliorare lo strumento dell’ICE.

L’UE ha dichiarato il 2013 anno europeo dei cittadini. Questa è una buona occasione per ricordare che lo scopo principale di tutte le istituzioni dell’UE è servire i cittadini e che la legittimità dell’agire politico delle istituzioni deriva direttamente dai cittadini. E’ una buona occasione per chiedersi a che punto è la promessa di maggiore partecipazione democratica, contenuta nel Trattato di Lisbona, e in che modo il nuovo strumento dell’ICE abbia cambiato il ruolo dei cittadini nel rapporto con le istituzioni.

Un anno fa, è entrata in vigore l’Iniziativa dei Cittadini europei, il primo strumento transazionale di democrazia partecipativa. Da Aprile 2012, i cittadini di tutta Europa hanno il diritto di trasmettere le loro idee ai decisori politici al livello europeo. Senza dubbio, l’ICE ha le potenzialità per essere un grande passo avanti verso una più democratica UE. Potrebbe, infatti, favorire un reale dibattito transazionale, contribuire all’emergere di uno spazio pubblico europeo e rinvigorire il senso di appartenenza al progetto europeo. E’ molto importante che le istituzioni intraprendano tutti gli sforzi per assicurare il funzionamento ed il successo di questo strumento ed incoraggiare i cittadini ad usarlo.
Tuttavia, dal punto di vista pratico, una serie di inconvenienti tecnici e amministrativi hanno causato seri problemi e un sentimento di fastidio tra quei cittadini che hanno provato a sfruttare quello che dovrebbe essere uno strumento di partecipazione anti-burocratico e “citizen-friendly”. Quasi ogni Iniziativa ha riportato significative difficoltà riguardo al contesto legale e tecnico:

  • Il software open source per la raccolta delle firme online offerto dalla Commissione non è stato concepito, sviluppato e testato con l’approccio di una comunità aperta. Il risultato è stato un prodotto estremamente complicate da maneggiare, pieno di problem e molto scarso in temini di personalizzazione. Gli organizzatori delle prime ICE hanno dovuto spendere centinaia di ore di lavoro e migliaia di euro per fronteggiare questa situazione.
  • L’assistenza fornita dalla Commissione sembra essere chiaramente poco efficient. I contact point sono troppo spesso poco informati sulla material. I tempi di reazione per semplici domande o segnalazione di errori sono almeno vanno da una settimana a sei mesi.
  • A circa 11 milioni di cittadini UE è negate il diritto di firmare, nonostante questo sia parte dei diritti di cittadinanza garantiti dai trattati. Alcuni stati membri si rifiutano di eseguire il controllo sulle firme di propri cittadini residenti all’estero. Altri Stati membri hanno rifiutato di cooperare con la Commissione sulla proroga delle scadenze per la raccolta firme per quelle iniziative con problemi di start-up di cui non sono responsabili.
  • Lo strumento di raccolta firme non riconosce come validi alcuni formati di numero di document d’identità, nonostante siano documenti validi.
  • Esiste un alto grado di incertezza sul motive per cui alcune firme possano essere ritenute invalide.

La maggior parte dei cittadini europei non conosce neanche l’esistenza dell’ICE. La Commissione non ha mai promosso in maniera seria ed organica questo nuovo strumento. Non c’è abbastanza personale per fornire un’assistenza efficace e competente ai promotori delle iniziative.
Non c’è tempo da perdere. Se i cittadini dovessero realizzare che le istituzioni non hanno interesse nel rendere l’ICE un canale aperto e funzionante di comunicazione ma avallano l’esistenza di non necessarie barriere tecniche e burocratiche, gli effetti per la loro popolarità potrebbero essere devastanti. Questo vorrebbe dire una ulteriore perdita di credibilità per il fragile impianto democratico della UE. C’è bisogno di un segnale netto di impegno da parte delle istituzioni nei confronti dei cittadini.

Fonte: www.citizens-initiative.eu

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