LA PRIMA VOLTA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA UE IN TEMA DI ICE

Per la prima volta nella storia giudiziaria europea, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si pronuncerà sulla questione dell’ammissibilità di un’ICE. Gli organizzatori dell’ICE “Un Milione di Firme per un’Europa della Solidarietà” sono i primi nella storia, infatti, a contestare la validità del rifiuto da parte della Commissione Europea di registrare un’ICE.


L’obiettivo della suddetta ICE è ricollegabile all’impatto della crisi finanziaria in corso sulla vita dei cittadini in Grecia e in altri Stati membri. L’iniziativa propone l’istituzione del principio di “stato di necessità” nel momento in cui l’esistenza finanziaria e politica di uno Stato membro è messo in pericolo dall’ingente debito da saldare all’Unione europea. In queste circostanze, affermano i promotori <<rifiutare di pagare il debito non è solo necessario ma dovrebbe anche essere giustificato. Inoltre, questa ICE si scaglia contro i tassi d’interesse imposti sui prestiti concessi dalla Troika alla Grecia, ché sono molto più alti rispetto ai tassi imposti dai creditori statali; la crisi finanziaria in Grecia è stata, infatti, sfruttata dagli altri Stati membri per arricchirsi a spese della Grecia stessa, rappresentando una totale abnegazione del principio di solidarietà comunitaria.>>


Quest’appello alla Corte di Giustizia, chiede quindi di annullare la decisione del 6 settembre 2012 della Commissione Europea, la quale rifiutò di registrare la suddetta ICE, e di ordinare alla Commissione di registrare infine l’iniziativa stessa secondo i principi della legge. Il giudizio della Corte è atteso con grande interesse: infatti, la decisione della Corte non solo interpreterà il principio di solidarietà, ma deciderà implicitamente anche se sia legalmente possibile o meno per i paesi e le popolazioni in stato di necessità – cioè caratterizzati da un incalzante tasso di disoccupazione, calo degli stipendi e delle pensioni, dalla chiusura di ospedali, scuole e servizi sociali, e da una dilagante povertà – di poter aver diritto a meccanismi di cancellazione del loro debito.


Come in casi precedenti, con anche altre ICE, la Commissione si era rifiutata di registrare questa iniziativa con la giustificazione che sarebbe "caduta al di fuori del quadro delle competenze della Commissione di presentare una proposta di atto giuridico dell'Unione che non fosse solamente “ai fini dell'attuazione dei trattati”.


Tuttavia da alcuni viene affermato che nel corso della Convenzione Europea 2002/2003 che elaborò l’art.11TUE, non fosse mai stata espressa l’intenzione di limitare l’applicabilità dell’ICE a legislazioni unicamente di tipo secondario. Quindi la Corte sarà probabilmente anche chiamata a chiarire se la nozione utilizzata nel testo del Trattato “attuare il trattato” significhi automaticamente che le ICE con l’intento di “riesaminare il trattato” siano escluse o meno.


Questi stessi infatti argomentano che essendoci esplicite disposizioni nel Trattato sull’Unione Europea che si occupano della revisione dei trattati (Art. 48 TEU), la nozione di “attuare il trattato” potrebbe anche racchiudere la circostanza del “revisionarlo”. In concreto, potendo la Commissione stessa proporre emendamenti ai trattati, il potere di revisionare i trattati appartiene anche alla Commissione e di conseguenza, non c’è motivo per il quale alle ICE dovrebbe essere negata la possibilità di proporre modifiche ai trattati.


Questa decisione della Corte potrebbe, quindi, avere profondi effetti sul valore e sull’impatto del diritto dei cittadini di lanciare un’ICE. Vale, infatti, la pena ricordare che varie ICE sugli argomenti di maggiore interesse per i cittadini dell’UE richiederebbero spesso anche modifiche ai trattati vigenti. Il permettere la registrazione di tali iniziative, significherebbe motivare maggiormente i cittadini e le loro forme organizzate ad impegnarsi attivamente nel processo decisionale dell’UE, utilizzando proprio lo strumento dell’ICE anche per rivendicazioni con un impatto molto più ampio sulla struttura fondamentale e il funzionamento della stessa Unione.


Fonte: www.citiziens-initiative.eu

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